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| Ministero dell'Esercito | |
|---|---|
| Nome | Ministero dell'Esercito |
| Tipo | ministero |
| Sede | Roma |
| Creato | 1947 |
| Sciolto | 1988 |
| Predecessore | Regio Esercito |
| Successore | Ministero della Difesa (Italia) |
Ministero dell'Esercito. Il Ministero dell'Esercito fu l'ente statale responsabile dell'esercizio delle funzioni relative all'Esercito Italiano, istituito nel secondo dopoguerra e operante fino alla riforma che portò alla creazione del Ministero della Difesa (Italia). Nella sua esistenza il Ministero interagì con istituzioni come il Consiglio dei Ministri (Italia), il Senato della Repubblica (Italia), la Camera dei deputati (Italia), e personalità politiche come Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Palmiro Togliatti, Benito Mussolini (per contrasti storici di continuità), e con organizzazioni internazionali quali la NATO, il Consiglio d'Europa, e le missioni delle Nazioni Unite come UNPROFOR e UNIFIL in epoche successive. La sede romana si rapportò con comandi territoriali come il Comando Operativo Interforze e con scuole militari come la Scuola di Applicazione dell'Esercito e l'Accademia Militare di Modena.
Le origini e le trasformazioni del Ministero sono inserite nella lunga tradizione istituzionale che va dal Regio Esercito e dalle riforme postunitarie legate a figure come Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso, conte di Cavour, e gli stati preunitari quali il Regno di Sardegna e il Regno delle Due Sicilie. Nel periodo tra le due guerre mondiali il ruolo amministrativo e operativo fu influenzato dalle politiche di Benito Mussolini, dagli eventi della Seconda guerra mondiale, dalle campagne come la Campagna d'Africa e dalla sconfitta italiana a El Alamein. La ricomposizione post-1945 vide l'azione di governi guidati da Alcide De Gasperi e rapporti con la Repubblica Italiana che portarono, nel contesto della Guerra Fredda, all'adesione alla NATO e a cooperazioni con gli Stati Uniti, il Trattato di Bruxelles, e alle missioni europee collegate a organismi come la Comunità Europea e il Consiglio Atlantico. La riorganizzazione degli anni '70 e '80, influenzata da crisi internazionali quali la Crisi di Suez e le tensioni in Mediterraneo, sfociò infine nella ricomposizione in chiave interforze culminata nella creazione del Ministero della Difesa (Italia) e nel superamento del ministero singolo.
L'architettura istituzionale collegava il Ministero a uffici centrali e periferici quali lo Stato Maggiore dell'Esercito, i comandi territoriali come il Comando Forze Operative Terrestri, scuole e accademie come l'Accademia Aeronautica e la Scuola di Commissariato, nonché enti tecnici come l'Istituto Geografico Militare. Le competenze normative e amministrative si interfacciavano con leggi e atti parlamentari come la Costituzione della Repubblica Italiana, la Legge 185/1990 (successiva) e disposizioni del Ministero della Difesa (Italia), e con ordinamenti giuridici gestiti dal Consiglio di Stato (Italia) e dalla Corte dei conti. La gestione delle funzioni tecniche coinvolse autorità giudiziarie come la Procura della Repubblica, reparti logistici come il Servizio Trasporti e istituzioni di ricerca come il Centro Studi Strategici.
Il Ministero sovrintendeva all'Esercito Italiano con brigate, divisioni e comandi regionali, in coordinamento con le forze navali come la Marina Militare (Italia) e le forze aeree come l'Aeronautica Militare (Italia), oltre a reparti specialistici come il Reggimento Corazzato, la Brigata Paracadutisti Folgore, il Genio Ferrovieri, e unità logistiche come il Battaglione Trasporti. In contesti operativi si interfacciò con comandi alleati come il COMLANDSOUTH e partecipò a esercitazioni multinazionali quali NATO Exercise e operazioni sotto egida ONU come UNIFIL. Le dotazioni e la dottrina furono influenzate da sistemi e piattaforme come il Carro armato Ariete, il M109, il FH-70, il Fucile Beretta AR70/90 e dalla collaborazione industriale con aziende come Fiat, Ansaldo, Oto Melara, Leonardo S.p.A. e Breda.
La gestione finanziaria implicava rapporti con uffici come il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Italia), l'Istituto Nazionale di Statistica (Istat), e strumenti di bilancio votati dal Parlamento Italiano. I capitoli di spesa riguardavano investimenti in equipaggiamento, manutenzione, infrastrutture e formazione, e furono oggetto di dibattito politico tra partiti come la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, e il Partito Socialista Italiano. Procedure d'acquisto e gare coinvolgevano enti di controllo come la Corte dei conti e aziende dello Stabilimento militare; il Ministero collaborò inoltre con organismi internazionali per fondi e programmi come la Banca Mondiale e l'Unione Europea per progetti dual-use.
La politica del personale comprendette norme su leva e servizio come la legge sulla leva obbligatoria che coinvolgeva giovani italiani e istituzioni quali l'Ufficio Reclutamento e le commissioni mediche militari, con impatti su comunità locali come quelle di Napoli, Milano, Torino, Bologna, e Palermo. Il reclutamento e la carriera furono disciplinati da regolamenti che toccavano gradi militari riconosciuti in ambiti come la Storia Militare, le scuole di formazione come la Scuola Ufficiali Carabinieri e organi di rappresentanza come le associazioni d'arma tipo l'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci. Questioni di personale interagirono con diritti e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e con iniziative di welfare coordinate con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Italia).
L'approvvigionamento e la manutenzione degli armamenti coinvolsero stabilimenti come Arsenale di Venezia, cantieri e industrie quali Italtel (per sistemi C4I), e programmi di modernizzazione finanziati con bilanci nazionali e contratti internazionali con paesi come gli Stati Uniti d'America, la Francia, e la Germania. La logistica includeva scali ferroviari come le infrastrutture del Genio Ferroviero, basi come la Base Militare di Brindisi, aeroporti come Aeroporto di Pisa usati per trasferimenti, depositi munizioni e poligoni come il Poligono di Capo Teulada. Progetti infrastrutturali si collegarono a enti civili come il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Italia) e aziende energetiche come l'ENI per gestione risorse.
Sul piano internazionale il Ministero operò nei contesti della NATO, del Consiglio d'Europa, e nelle missioni ONU come UNPROFOR e UNIFIL, cooperando con partner bilaterali come gli Stati Uniti d'America, la Francia, il Regno Unito, la Germania Ovest, la Spagna, la Turchia, e la Grecia. Partecipò a programmi accademici e di scambio con istituzioni come la NATO Defence College, l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), e centri di ricerca come il Istituto Affari Internazionali. Le relazioni multilaterali toccarono anche temi di controllo degli armamenti e trattati come il Trattato di Non Proliferazione (TNP), accordi bilaterali di cooperazione e missioni di peacekeeping e di crisis management sotto egida europea e atlantica.
Category:Storia militare d'Italia Category:Istituzioni della Repubblica Italiana