| Statuti di Tortona | |
|---|---|
| Name | Statuti di Tortona |
| Jurisdiction | Tortona |
| Enacted by | Comune di Tortona |
| Language | Medioevo |
| Date enacted | circa 13º secolo |
Statuti di Tortona I Statuti di Tortona sono una raccolta normativa municipale medievale emanata dal Comune di Tortona che regola diritti, procedure e ordinamenti urbani; essi si collocano nel quadro delle consuetudini comunali lombarde come quelle di Milano, Pavia e Piacenza e interagiscono con ordinamenti feudali come quelli del Marchesato del Monferrato e del Ducato di Milano. Redatti in lingua volgare e latina, i codici statutiari mostrano influenze normative provenienti da testi come le Constitutiones Aegidianae e il diritto comune descritto nelle raccolte di Irnerio; la loro conservazione e trasmissione sono legate a istituzioni come gli archivi comunali e le biblioteche monastiche di Santa Maria di Castello e degli ordini di San Benedetto e San Francesco.
Gli Statuti si collocano nella temperie politica che vide il Comune di Tortona confrontarsi con poteri regionali come il Vescovo di Tortona, il Marchese di Monferrato e la corona imperiale del Sacrum Romanum Imperium; nel periodo comunale Tortona partecipò a leghe e controversie con città quali Genova, Alessandria e Piacenza. Le vicende militari e diplomatiche, incluse incursioni durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini e campagne condotte da casate come gli Aleramici e gli Savoia, modularono la stesura statutaria insieme a eventi giurisdizionali citati in atti con parti come il Vespro siciliano e i trattati locali con la famiglia dei Malaspina. Fonti normative affini comprendono gli statuti di centri vicini come Acqui Terme, Alba, Casale Monferrato e documenti notarili prodotto da notai legati a scuole forensi come quella di Bologna e di Pavia.
Gli articoli statutari disciplinano materia corporativa, procedure mercantili, regolamentazione delle arti e dei mestieri come le corporazioni di Calzolai, Fabbri, Mercanti e Notai; prevedono norme su misure e pesi poste a confronto con ordinanze di porti e fiere di Genova e Piacenza. La struttura tipica include capitoli su processo civile e criminale che rimandano a istituti applicati nei fori di Milano, norme su proprietà e transazioni che dialogano con codici come la Lex mercatoria e disposizioni sull'amministrazione delle acque e dei mulini presenti nella valle del Po e nel bacino dell'Orba. Inoltre compaiono clausole concernenti giuramenti, prove, multe e sanzioni che richiamano prassi note nelle città di Parma, Reggio Emilia e Modena.
La redazione degli statuti avvenne per successive aggiunte e codificazioni operate da magistrature comunali e da notai influenzati da scuole giuridiche come quella di Bologna e da legisti quali i commentatori del Corpus Iuris Civilis. I manoscritti sono conservati in archivi come l'Archivio di Stato di Alessandria e l'Archivio Storico Diocesano di Tortona e presentano varianti paleografiche che interessano manoscritti pergamenacei e carta medievale; copie a stampa successive furono curate da editori locali in epoche come l'Età moderna, in parallelo ad edizioni critiche pubblicate in collane di studi sulla codificazione comunale insieme a testi comparati dagli archivi di Milano, Pavia e Torino. Le rubriche, i glifi notarili e le formule di chiusura consentono confronti con codici notarili attribuiti a famiglie di notai come i Boccardo e i Caccia.
Gli Statuti svolgevano funzioni giuridiche prescrittive e amministrative che affiancavano competenze del Podestà, del Consiglio comunale e dei magistrati di piazza, coordinandosi con prerogative episcopali del Vescovo di Tortona e con giurisdizioni feudali di signori come i Del Vasto. Regolavano procedure processuali, competenze di magistrature come i consolati delle arti e il sistema notarile, oltre a tariffazioni per servizi come il passaggio sulle strade e il transito fluviale su vie collegate al Po; in materia penale integravano disposizioni presenti in codici di città come Bologna e Firenze. L'applicazione degli statuti emerge anche dalla prassi di arbitrati commerciali con parti provenienti da porti come Genova e mercati stagionali come le fiere di Novara.
La ricezione degli Statuti di Tortona si ritrova nella continuità delle norme urbane nelle fasi di transizione verso gli ordinamenti signorili e gli assetti territoriali sotto casati come gli Savoia e i dominatori spagnoli e austriaci rappresentati dalla diplomazia della Casa d'Asburgo. Essi influenzarono repertori locali di consuetudini, prassi notarili e regolamenti corporativi ancora rintracciabili negli archivi di città come Alessandria, Casale Monferrato e Acqui Terme e nella formazione di codici municipali successivi. La loro eredità ha alimentato studi storici condotti da accademici affiliati a istituti come l'Università di Pavia, l'Università di Torino e l'Università degli Studi di Genova e compare nelle raccolte critiche pubblicate da editori specializzati in diritto medievale e in rassegne storiche tenute da società come la Società Storica Subalpina e l'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo.
Category:Storia di Tortona Category:Diritto medievale Category:Manoscritti italiani