Generated by GPT-5-miniIstituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche L'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche è un ente di ricerca italiano dedicato allo studio e alla valutazione delle politiche pubbliche, alle metodologie di analisi e alla consulenza per istituzioni nazionali e internazionali, ed è collocato nel panorama accademico e istituzionale tra enti come Istituto Nazionale di Statistica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Università degli Studi di Milano e think tank come Istituto Affari Internazionali. Nato per promuovere l'uso di evidenze empiriche nella formulazione delle politiche, l'Istituto interagisce con attori come Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero dell'Istruzione, Regione Lombardia, Comune di Roma e organizzazioni internazionali quali Commissione Europea, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Banca Mondiale e Nazioni Unite.
L'Istituto è stato costituito in un contesto di riforme amministrative e dibattiti accademici che coinvolsero figure e istituzioni come Bruno Leoni, Massimo D'Alema, Giulio Tremonti, Istituto Nazionale di Statistica, Consiglio dei Ministri e commissioni parlamentari negli anni successivi a ristrutturazioni pubbliche simili a quelle promosse da programmi collegati a Trattato di Maastricht e processi di integrazione europea. Nei primi anni ha collaborato con università come Università Commerciale Luigi Bocconi, Università di Bologna e centri di ricerca come ISPI e Centro Studi Confindustria per sviluppare strumenti valutativi ispirati alle pratiche di Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e modelli utilizzati dalla Banca d'Italia. La storia istituzionale ha visto accordi con enti territoriali come Regione Lazio e progetti pilota con amministrazioni comunali tra cui Comune di Milano e Comune di Torino.
La missione dichiarata dell'Istituto è promuovere valutazioni basate su dati e metodi rigorosi per supportare decisioni pubbliche in contesti gestiti da attori come Parlamento Italiano, Governo Italiano, Commissione Europea e amministrazioni regionali come Regione Piemonte. Tra gli obiettivi troviamo la diffusione di pratiche metodologiche sperimentate da istituzioni come Organisation for Economic Co-operation and Development e la formazione di quadri tecnici provenienti da istituzioni accademiche quali Scuola Normale Superiore di Pisa e Università degli Studi di Napoli Federico II. L'Istituto si propone inoltre di facilitare il dialogo tra soggetti quali Sindacato CGIL, Confindustria e organizzazioni della società civile come ANCI e Cittadinanzattiva.
L'organigramma tipico è articolato in dipartimenti e unità che richiamano modelli adottati in enti come Istituto Nazionale di Statistica e Consiglio Nazionale delle Ricerche, con una direzione scientifica affiancata da sezioni operative dedicate a metodi quantitativi, valutazione d'impatto, analisi comparata e formazione, integrando competenze provenienti da atenei come Università Cattolica del Sacro Cuore, Politecnico di Milano e Università degli Studi di Padova. Organi di governance includono un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico con rappresentanti provenienti da istituzioni come Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia per l'Italia Digitale e figure accademiche legate a centri come Nomisma e Fondazione italiana per l'analisi economica. Strutture regionali o interlocutori locali possono essere coordinati attraverso reti ispirate a modelli di collaborazione come quelli della Rete delle Università per lo Sviluppo.
L'attività di ricerca comprende studi di impatto, analisi costi-benefici, valutazioni ex ante ed ex post, sperimentazioni sul campo e modellistica econometrica, spesso con strumenti e standard riconosciuti dalle stesse entità che svolgono pratiche simili, come Organizzazione Mondiale della Sanità, OECD e Banca Centrale Europea. Progetti tipici riguardano politiche sociali in collaborazione con soggetti come Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, programmi educativi co-progettati con MIUR e interventi territoriali valutati insieme a ANCI e Regione Sicilia. L'Istituto produce working paper, report tecnico-scientifici e policy brief citati in contesti come commissioni parlamentari, conferenze accademiche organizzate da European Consortium for Political Research e seminari congiunti con istituzioni come Fondazione Bruno Kessler e Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
Le collaborazioni includono accordi di ricerca e convenzioni con università italiane e straniere come London School of Economics, Harvard University, Università di Toronto, centri europei come College of Europe e istituzioni di policy come European Commission e Council of Europe. Partnership operative coinvolgono anche enti professionali e associazioni imprenditoriali quali Confindustria, sindacati come CISL e organizzazioni nonprofit come International Rescue Committee nelle valutazioni di politiche migratorie e sociali. A livello territoriale l'Istituto instaura reti con amministrazioni regionali e comuni, fondazioni come Fondazione Cariplo e think tank come Aspen Institute Italia per programmi di capacity building e progetti pilota.
Il finanziamento proviene da fonti miste: fondi pubblici stanziati tramite ministeri come Ministero dell'Economia e delle Finanze e programmi europei gestiti da Horizon Europe o Erasmus+, commesse da istituzioni finanziarie come Banca d'Italia e contributi da fondazioni private come Fondazione Cariplo; inoltre l'Istituto ottiene finanziamenti tramite bandi di ricerca promossi da European Research Council e contratti con soggetti come World Bank. La governance si regge su statuti e codici etici ispirati a pratiche di trasparenza adottate da organismi come Corte dei Conti e prevede meccanismi di audit e valutazione interna simili a quelli di Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca e organismi di compliance per garantire indipendenza scientifica e integrità delle analisi.
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