Generated by GPT-5-mini| Edizione Nazionale delle Opere di Dante Alighieri | |
|---|---|
| Titolo | Edizione Nazionale delle Opere di Dante Alighieri |
| Lingua | Italiano |
| Genere | Edizione critica |
| Curatori | Accademia della Crusca; Società Dantesca Italiana |
| Data pubblicazione | 1890–1915 (periodo principale) |
| Formato | Volumi critici |
Edizione Nazionale delle Opere di Dante Alighieri è una raccolta critica delle opere di Dante Alighieri pubblicata in Italia tra XIX e XX secolo con l'intento di stabilire un testo filologicamente affidabile per il poeta di Firenze; l'iniziativa coinvolse istituzioni come l'Accademia della Crusca e la Società Dantesca Italiana e fu influenzata dalle pratiche editoriali di case come la Felice Le Monnier e la Casa editrice Bemporad. L'operazione si inscrive nel quadro della riscoperta nazionale del patrimonio letterario italiano e dialoga con figure come Giovanni Pascoli, Cesare Segre e studiosi europei quali Paul Oskar Kristeller e Karl Lachmann.
L'idea dell'edizione nacque nel contesto culturale postunitario che comprendeva attori come il Regno d'Italia, la Società Dante Alighieri e l'Accademia dei Lincei, e fu animata da dibattiti su testi danteschi che coinvolgevano studiosi quali Angelo Conti, Giosuè Carducci, Giovanni Battista Giorgini e Francesco Torraca. Le pratiche editoriali si confrontarono con precedenti stampa storiche come l'edizione di Aldo Manuzio e l'uscita dei codici manoscritti conservati presso istituzioni come la Biblioteca Medicea Laurenziana e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, mentre contatti con biblioteche straniere quali la British Library e la Bibliothèque nationale de France favorirono il confronto con manoscritti e incunaboli. Tra gli eventi collegati si ricordano congressi e accademie tenutesi in città come Firenze, Roma e Milano che misero in relazione filologi, editori e mecenati come la famiglia Rossi e fondazioni culturali come la Fondazione CR Firenze.
I volumi raccolgono testi poetici e prosastici di Dante Alighieri tra cui la Divina Commedia, il Convivio, il De vulgari eloquentia, la Vita nuova e le rime, corredati da apparati critici, note, varianti e indici onomastici; ai testi sono affiancati saggi filologici e appendici su manoscritti conservati in archivi come l'Archivio di Stato di Firenze e collezioni private collegate a famiglie nobili come i Medici e i Pazzi. Ogni volume include edizioni critiche basate su collazioni con testimoni manoscritti quali i codici Vaticanus, Laurentianus e Marcianus e con testualità a stampa del periodo rinascimentale come le edizioni di Niccolò de' Rossi e di stampatori quali Giacomo Pelli e Lorenzo Torrentino. Gli apparati comprendono anche commenti linguistici che rimandano a lessicografi come lo Zingarelli e studi su metrica riferiti a ricerche di studiosi quali Guglielmo Gorni.
La metodologia adottata trae spunto da princìpi filologici diffusi in Europa alla fine del XIX secolo, con riferimenti a teorie di testo di studiosi come Karl Lachmann, Wilhelm von Humboldt e Eugenio Muñoz, privilegiando la collazione stemmatica, l'analisi codicologica e la critica delle varianti testuali; si operò inoltre secondo criteri paleografici ricorrendo a cataloghi e sigle elaborate in analogia a prassi adottate dalla Biblioteca Vaticana e dalla Biblioteca Ambrosiana. Il metodo combinò l'esame delle tradizioni manoscritte con l'uso di repertori storici come il Dizionario Biografico degli Italiani e l'impiego di strumenti comparativi sviluppati in centri di ricerca come l'Università di Bologna, l'Università di Padova e l'Università di Pisa. Questioni di autorità testuale, di congetture e di emendatio portarono a confronti con le edizioni di riferimento di studiosi come Paolo Cognetti e Adolfo Mussafia.
Tra i curatori e collaboratori figurano filologi e accademici quali Arturo Graf, Adolfo Borgognoni, Giovanni Pascoli, Paolo Mazzoni e Angelo Monteverdi; vi presero parte inoltre paleografi e bibliotecari come Guglielmo Maifreda, Cesare De Lollis e Ettore Paratore, oltre a istituzioni come l'Accademia della Crusca e la Società Dantesca Italiana. La rete di studiosi inglobò anche figure internazionali, con corrispondenze e scambi con accademici di università come la Sorbonne, la University of Oxford, la Universität Heidelberg e la Universität Wien, nonché con editori e stampatori storici coinvolti nella ristampa critica come la Hoepli e la Mondadori per edizioni successive.
L'edizione ebbe ampia ricezione nei circoli filologici e letterari e fu oggetto di recensioni in riviste come la Rassegna degli Archivi di Stato, la Rivista di Filologia e Letteratura Italiana e la Giornale Storico della Letteratura Italiana; critici e storici della letteratura quali Giuseppe Giacosa, Salvatore Battaglia e Gianfranco Contini discussero le scelte testuali e il valore degli apparati. Il lavoro influenzò programmi accademici in facoltà di letteratura italiana presso università come la Sapienza – Università di Roma, l'Università di Napoli Federico II e l'Università di Torino, e contribuì alla formazione di edizioni scolastiche e commentate utilizzate da istituzioni come il Ministero della Pubblica Istruzione e biblioteche pubbliche come la Biblioteca Comunale Centrale di Firenze.
Le ricerche e i criteri dell'edizione nazionale posero le basi per edizioni critiche posteriori e per progetti editoriali come l'Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni e per collane editoriali di istituti come l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana; l'impatto si riscontra nelle edizioni contemporanee curate da accademici come Franco Cardini, Franco Nardini e Roberto Benigni, e nell'uso di tecniche digitali applicate a manoscritti e varianti in iniziative condotte da centri come il CELI e l'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee. La tradizione critica originata dall'edizione ha influenzato anche traduzioni e adattamenti in lingue straniere operati da case editrici come la Penguin Books, la Cambridge University Press e la Harvard University Press.
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