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| Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza | |
|---|---|
| Name | Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza |
| Founded | 1861 |
| Dissolved | 1923 |
| Country | Kingdom of Italy |
| Type | Gendarmerie |
| Role | Public order, law enforcement |
| Garrison | Rome |
Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.
Il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza fu un corpo di polizia di carattere militare istituito nel Regno d'Italia nel periodo post-unitario, impiegato per il mantenimento dell'ordine pubblico e la sicurezza urbana; agì in interazione con istituzioni quali il Regno d'Italia, il Ministero dell'Interno (Regno d'Italia), la Regia Marina, e le autorità locali come le prefetture e i municipi. La sua storia toccò eventi contemporanei come le leggi postunitarie, le crisi sociali legate a scioperi e tumulti durante gli anni di governo di figure come il Giolittismo e in relazione a forze quali i Carabinieri Reali e la Guardia di Finanza. Il corpo ebbe ruoli rilevanti durante episodi politici e militari che coinvolsero personalità e istituzioni come il Re d'Italia, il Parlamento italiano (Regno d'Italia), e le normative emanate sotto governi come quelli di Giovanni Giolitti e Benito Mussolini.
Nato nell'immediato periodo postunitario come eredità delle strutture di polizia municipale e delle guardie cantonali, il corpo si sviluppò parallelamente alle riforme amministrative promosse da figure come Camillo Benso, conte di Cavour e dagli organi centrali del Ministero dell'Interno (Regno d'Italia), intervenendo durante tumulti legati a eventi come le agitazioni operaie e le sommosse agricole che videro coinvolti movimenti e leader legati alle fazioni crociate del periodo. Nei decenni successivi il corpo fu chiamato a presidiare piazze e infrastrutture durante momenti critici come le manifestazioni in città portuali come Genova, Napoli, Torino e Milano, coordinandosi con i Carabinieri Reali e talvolta con reparti dell'Esercito Italiano (Regno d'Italia). Le trasformazioni istituzionali che culminarono nell'epoca fascista portarono a ridefinizioni normative e fusioni con organi di polizia, con rilevanti interazioni con enti come il Ministero della Guerra (Regno d'Italia) e il Partito Nazionale Fascista.
La struttura gerarchica richiamava modelli militari presenti in forze come i Carabinieri Reali e prevedeva gradi ispirati all'Esercito Italiano (Regno d'Italia), con comandi centrali dislocati a Roma e organi periferici distribuiti nelle prefetture di città quali Firenze, Bologna, Palermo, Bari e Venezia. Il comando superiore manteneva rapporti istituzionali con il Ministero dell'Interno (Regno d'Italia), la Corte d'Appello e le procure della Repubblica, mentre unità specializzate cooperavano con organi come la Guardia di Finanza per i controlli fiscali e con la Regia Marina per la sorveglianza dei porti. Le modalità d'impiego prevedevano reparti mobili, distaccamenti stazionari e presìdi urbani in collaborazione con amministrazioni comunali e prefetture; la disciplina e l'organizzazione interna si rifacevano a regolamenti affini a quelli dell'Esercito Italiano (Regno d'Italia).
I compiti includevano il mantenimento dell'ordine pubblico durante manifestazioni e tumulti, la vigilanza su edifici pubblici e infrastrutture critiche come stazioni ferroviarie e porti, e l'esecuzione di ordinanze prefettizie e giurisdizionali emesse da magistrati e procure; tali funzioni venivano svolte in parallelo con attività investigative coordinate con la polizia giudiziaria e con organi come le procure di città capoluogo. Dovette affrontare episodi legati a conflitti sociali e manifestazioni politiche con protagonisti quali sindacati, partiti politici e organizzazioni operaie, e cooperò con forze come i Carabinieri Reali e la Guardia di Finanza negli interventi contro il brigantaggio e il banditismo in aree rurali e montane. In situazioni di emergenza e calamità naturali si attivò in sinergia con enti locali, prefetture e la rete ospedaliera, supportando l'ordine pubblico e la tutela dei cittadini.
Le uniformi richiamavano il modello militaresco diffuso nell'epoca, con colori e fogge che si avvicinavano a quelli dell'Esercito Italiano (Regno d'Italia) e a emblemi simili ai gradi dei Carabinieri Reali; i distintivi e i fregi erano coerenti con la simbologia istituzionale del Regno, inclusi stemmi e coccarde utilizzate nelle cerimonie ufficiali. L'armamento standard comprendeva armi corte e lunghe d'ordinanza presenti nelle dotazioni delle forze armate dell'epoca, analoghe a equipaggiamenti in uso presso reparti di polizia urbana e rurale, mentre per la mobilitazione su scala maggiore si avvaleva di materiale logistico fornito da fornitori statali e depositi militari. Le divise cerimoniali e gli accessori furono documentati in collezioni museali e archivi iconografici, spesso correlate a eventi ufficiali quali parate e visite di capi di Stato.
Il reclutamento avveniva tramite arruolamento e selezioni locali nelle prefetture, con requisiti ispirati a criteri di leva militare e norme amministrative vigenti, e prevedeva controlli sanitari e curriculum attestanti idoneità fisica e morale. L'addestramento comprendeva addestramenti alla manovra, disciplina, tecniche di ordine pubblico e nozioni giuridiche di procedura penale in linea con la formazione impartita in istituti simili a scuole di reclute dell'Esercito Italiano (Regno d'Italia), e corsi di aggiornamento tenuti presso scuole centrali e accademie collegate al Ministero dell'Interno. I percorsi di carriera erano regolamentati da norme amministrative e disciplinari, con avanzamenti soggetti a concorsi e valutazioni da parte di commissioni nominate dalle prefetture e dal comando centrale.
Il Corpo operò in coordinamento e talvolta in competizione con i Carabinieri Reali, la Guardia di Finanza, la polizia municipale e le autorità giudiziarie quali le procure e le corti d'assise, definendo confini operativi in materia di polizia giudiziaria, ordine pubblico e pubblica sicurezza. Le intese operative prevedevano protocolli con amministrazioni locali come le prefetture e i comuni principali quali Roma, Milano, Torino e Napoli, oltre a rapporti istituzionali con ministeri come il Ministero dell'Interno (Regno d'Italia) e il Ministero della Guerra (Regno d'Italia), nonché azioni congiunte in occasione di celebrazioni pubbliche e operazioni anti-sovversive.
Lo scioglimento e l'assorbimento di funzioni avvennero nel contesto delle riforme e delle concentrazioni di competenze durante l'epoca fascista, con processi che coinvolsero il Partito Nazionale Fascista, il Ministero dell'Interno (Regno d'Italia) e i riorganizzati apparati di polizia statale; elementi organizzativi e dotazioni confluirono in nuove strutture istituzionali che precedettero la polizia del XX secolo. L'eredità si rintraccia in archivi storici, musei e studi accademici su ordine pubblico, diritto e storia contemporanea italiana, e nelle influenze su modelli successivi adottati nella nascente Repubblica, con collegamenti a eventi e figure storiche come il periodo del biennio rosso e le riforme legislative degli anni Venti. Category:Law enforcement in Italy