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| Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione | |
|---|---|
| Unit name | Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione |
| Dates | 1943–1945 |
| Country | Italian Social Republic |
| Branch | Paramilitary |
| Type | Auxiliary police |
| Role | Counterinsurgency |
| Size | Several battalions |
| Garrison | Northern Italy |
| Notable commanders | Junio Valerio Borghese, Rodolfo Graziani |
Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione Il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione fu un'organizzazione paramilitare della Repubblica Sociale Italiana attiva tra il 1943 e il 1945, coinvolta in operazioni antipartigiane, repressione politica e sicurezza interna. Nella sua breve esistenza interagì con figure come Benito Mussolini, Galeazzo Ciano, Rodolfo Graziani e forze come la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, la Wehrmacht e le formazioni repubblichine, mentre operò in aree quali Lombardia, Veneto e Piemonte. Le sue attività incrociarono eventi come l'Armistizio di Cassibile, la Resistenza italiana e le operazioni tedesche sul fronte occidentale, lasciando un'impronta controversa nella memoria storica e nella giurisprudenza dell'epoca.
Il nucleo iniziale nacque dopo l'Armistizio di Cassibile e la creazione della Repubblica Sociale Italiana, su impulso di leader come Benito Mussolini, Galeazzo Ciano e ufficiali quali Rodolfo Graziani e Giulio Douhet; contemporanei attori politici includevano Vittorio Mussolini, Pietro Badoglio e rappresentanti tedeschi come Heinrich Himmler e Erwin Rommel. La formazione fu influenzata da esperienze e modelli stranieri come le SS, la Gestapo e le formazioni di volontari collaborazionisti nei Balcani e in Francia, mentre la macchina organizzativa si raccordò con istituzioni come la Prefettura, il Ministero dell'Interno (RSI) e comandi militari regionali. La tabella di marcia istituzionale fu segnata da decreti, accordi e comandanti locali quali Junio Valerio Borghese, Mario Roatta e Cesare Maria De Vecchi, oltre all'intervento diretto di rappresentanti della Wehrmacht e della SS.
La struttura era gerarchica e paramilitare, con reparti organizzati in squadre, compagnie e battaglioni dipendenti da comandi provinciali quali quelli di Milano, Torino e Venezia, e collegati a uffici centrali come il Ministero della Difesa (RSI) e la direzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Al vertice operarono ufficiali provenienti dalle precedenti forze armate italiane, tra cui ufficiali legati a nomi come Rodolfo Graziani, Luigi Robotti e Galeazzo Ciano, mentre la catena di comando dialogava con comandi tedeschi come quelli di Albert Kesselring e Kurt Mälzer. La dotazione organica includeva cellule specializzate per la ricognizione, l'intelligence e la logistica, coordinate con servizi come la Polizia di Stato (Italia) preesistente, la Carabinieri e reparti tedeschi di controguerriglia.
I compiti principali riguardarono la lotta antipartigiana, la sicurezza di infrastrutture critiche e la repressione di oppositori politici in collegamento con operazioni congiunte condotte da comandi tedeschi come quelli della Wehrmacht e della SS; furono coinvolti in operazioni legate a realtà locali come le manifestazioni della Resistenza italiana, scontri nel Frignano e azioni contro celle partigiane nelle aree industriali di Genova, Torino, Milano e Bologna. Le attività includevano pattugliamenti, rastrellamenti, detenzioni e accompagnamento di prigionieri verso luoghi come il Campo di Fossoli e altri centri di internamento, in coordinamento con enti come la Gestapo e gli uffici della Prefettura locali. Operazioni celebri o infami coinvolsero circostanze connotate da nomi come la strage di Marzabotto e il massacro di Boves per affinità operativa e logistica.
L'equipaggiamento combinava materiali catturati e forniti dalla Wehrmacht con arsenali italiani preesistenti; tra le dotazioni si registrarono armi come carabine e moschetti impiegati anche da unità guidate da ufficiali legati a nomi come Junio Valerio Borghese e Rodolfo Graziani, mentre materiale automobilistico e munizionamento proveniva da depositi collegati a comandi come la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. L'addestramento si ispirò a manuali e pratiche di forze come la SS e la Wehrmacht, con istruttori provenienti dalle Accademie militari e scuole tecniche collegate a nomi istituzionali quali l'Accademia Militare di Modena e strutture di addestramento regionali, oltre a collaborazioni con ufficiali italiani noti per esperienze coloniali e di repressione come Mario Roatta.
L'organizzazione fu permeata dall'ideologia della Repubblica Sociale Italiana e dagli obiettivi politici di leader come Benito Mussolini, Pino Romualdi e Galeazzo Ciano, intersecandosi con correnti di pensiero fascista, nazionalista e anticomunista presenti in ambienti come la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e movimenti collaterali guidati da figure come Giuseppe Bottai e Alessandro Pavolini. Questo coinvolgimento intessé relazioni con partiti e gruppi politici come il Partito Fascista Repubblicano e con istituzioni culturali e propagandistiche vicine a nomi come Galeazzo Ciano e Alberto Pavolini, influenzando operazioni di polizia politica e repressione di oppositori legati alla Resistenza italiana.
Il Corpo fu accusato di episodi di violenza, torture, arresti arbitrari e deportazioni collegabili a eventi come la strage di Marzabotto e gli eccidi in varie località del Nord Italia; tali imputazioni furono oggetto di inchieste postbelliche, processi e narrazioni storiche che coinvolsero figure come Junio Valerio Borghese, Rodolfo Graziani e rappresentanti della Wehrmacht presenti nelle operazioni congiunte. Le controversie inclusero accuse di collaborazione con la Gestapo, responsabilità in operazioni con unità come le SS e impatto su vittime civili residenti in città come Milano, Torino, Genova e borghi come Boves, con ripercussioni nelle Memorie storiche, nei processi italiani e nelle commissioni d'inchiesta post-1945.
Dopo la caduta della Repubblica Sociale Italiana e la fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa nel 1945, il Corpo fu sciolto, molti membri furono processati o fuggirono all'estero verso destinazioni legate a reti internazionali come l'Argentina e la Spagna franchista, coinvolgendo nomi come Juan Perón nelle vicende dell'espatrio. L'eredità culturale e storica si riflette in studi accademici, memoriali locali e dibattiti pubblici che coinvolgono istituzioni e autori come l'Istituto Nazionale Ferruccio Parri, lo storico Renzo De Felice e ricerche su fenomeni di giustizia postbellica, memoria e riconciliazione, mentre testimonianze, archivi e processi continuarono a informare opere su crimini di guerra, resistenza e ricostruzione dell'Italia del dopoguerra.
Category:Repubblica Sociale Italiana Category:Paramilitary units of Italy Category:History of Italy 1943–1945